Ottobre 2009: la rete in Italia è ai massimi dell’agitazione. La Corte Costituzionale ha appena dichiarato inconstituzionale un progetto di legge che avrebbe messo Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, al riparo dai suoi numerosi processi. Su Facebook, il misterioso «San Precario» lancia un appello: tutti in strada, per esigere le dimissioni di Berlusconi. Il 5 dicembre, a Roma, circa 500 000 manifestanti si ritrovano per le strade. Il frutto di due mesi di lavoro intenso di volontari, dal nord al sud dell’Italia, che hanno aperto delle pagine Facebook locali, stampato e distribuito manifesti caricati su Internet, fatto Flash mob…

Oppositori di sempre a Berlusconi, precari, persone che lottano contro la mafia, giovani alla loro prima esperienza politica….si sono aggregati attraverso la rete in questa occasione, sotto il nome di «popolo viola», un colore scelto perché politicamente neutro. Ma, al di là di questa manifestazione, «si sono sviluppate una serie di reti biodegradabili. Si creano e si sciolgono in funzione delle occasioni» analizza Emanuele Toscano, sociologo e organizzatore dell’iniziativa del No B Day. Un esempio tra altri, quindi, del nuovo slancio che hanno trovato sulla rete i movimenti di contestazione soffocati dalla « berlusconizazione » dello spazio pubblico.
Canale catenaccio
Internet ha aperto uno spiraglio, in un sistema mediatico finora soggiogato da Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio possiede un impero audio visivo (Canale 5, Italia Uno…), e infrange la legge per bloccare i nuovi arrivanti. Nelle edicole, può contare anche tra numerosi sostegni, primo fra tutti Il Giornale di proprietà di suo fratello e dove Internet è regolarmente accusato di tutti i mali.
Alle reti televisive pubbliche non è rimasta molta libertà d’espressione da quando, nel 2004,
. Uno di loro, Michele Santoro, presentatore della trasmissione politica Anno Zero, ha ritrovato il suo posto nella RAI, solo grazie ad una sentenza di giustizia. Il 25 marzo, censurato, ha trasferito la sua trasmissione… su Internet. Nella TV pubblica, la polemica non è benvenuta. E se proprio qualcuno alza i toni, il presidente del consiglio non esita a alzare la cornetta per intervenire in diretta, come durante Ballarò, una trasmissione politica molto meno critica di Anno Zero.Contro poteri in vacanza
Al capitolo dei contropoteri insufficenti, c’è anche l’opposizione politica. Gli attivisti che si mobilizzano via rete contro il berlusconismo «non sono soddisfatti dal modo in cui l’oppositizione fà opposizione, e preferiscono auto organizzarsi » analizza Federico Mello, giornalista per Il fatto Quotidiano. Questi attivisti considerano il leader dell’opposizione, il Partito Democratico, un peso morto dell’opposizione. Di fatti, fino all’ultimo minuto, Pier Luigi Bersani, il segretario generale del PD, ha esitato a sostenere la manifestazione che ha messo 500 000 persone per le strade, contro il suo avversario politico! Il tutto, per la più grande disperazione dei più giovani quadri del partito.
Un paese per vecchi
Al di là della politica, «L’Italia non è un paese per i giovani» titola Il Corriere della Sera – un quotidiano tutt’altro che rivoluzionario. Scuole e università sono in crisi, vittime di tagli di budget. I giovani, compresi i laureati, sono condannati a lavori precari. Al secondo trimestre 2010, il tasso di disoccupazione dei 15-24 anni è salito al 27,9%, secondo l’Istat, l’istituto nazionale delle statistiche.
Questa situazione appare ancora più insopportabile, confrontata alle pratiche di uno stato dove le starlette diventano ministre, dove i scandali di corruzione si susseguono, e dove il presidente del consiglio, con i suoi innumerevoli processi, si illustra nel fasto dei suoi ricevimenti, nelle sue scappatelle con delle prostitute, e nei suoi tentativi di modificare la costituzione per evitare i processi.

Privi dei loro canali tradizionali, informazione e movimenti di contestazione passano dalla rete. Con dei successi sorprendenti: in due consigli regionali, ci sono degli eletti del «Movimento 5 stelle» – un movimento politico nato ed organizzato sulla rete, sotto l’impulso di Beppe Grillo, un personaggio a metà strada tra Coluche e Michael Moore. Questo comico, molto popolare, sbattuto fuori dalla televisione per la sua irreverenza verso il mondo politico negli anni 80, si è rifugiato sulla rete dal 2005, ed ha saputo usarne tutte le risorse.
La fionda dell’informazione
Secondo Wikio, il blog di Beppe Grillo è il blog politico più letto in Italia. Ma si aggiungono anche altre fonti di informazione libere on line. Sul sito di Il Fatto Quotidiano, giovane giornale che critica disfunzionamenti dello stato e debolezze dell’opposizione, gli articoli sono condivisi fino a 15 000 volte sui social network o via mail, secondo Federico Mello, giornalista nel quoditiano. Per lui, «i cittadini italiani non cercano solo ad informarsi, ma anche a diffondere l’informazione in rete».
Oltre a diffonderla, gli internauti contribuiscono anche a produrre l’informazione. Spinoza, un blog satirico che commenta ogni giorno l’attualità politica, riceve i contributi di 7000 persone. «Il blog è esploso dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, nel 2008. I lettori hanno cominciato a postare le loro battute» spiega Alessandro Bonino, uno dei fondatori del blog. E Articolo 21 - che ha preso il nome dell’articolo della costituzione che definisce la libertà di stampa, invita gli Internauti a collaborare. Prima missione che si fissano questi siti d’informazione libera: smontare la propaganda che passa dalla TV. Valigia Blu ha organizzato davanti alla RAI una corale che fa la parodia dei titoli più ridicoli dei giornali della TV pubblica.
«nasce un gattino, rutta un delfino, non è lo zoo, ma la scaletta del TG1… »
Freni tecnici e legislativi
Questi movimenti digitali saranno abbastanza potenti da trasformare politica e società? I freni sono potenti: nonostante le 300 000 firme raccolte grazie ad un iniziativa Internet di Beppe Grillo, la legge d’iniziativa popolare volta a riformare la vita politica dorme in fondo a un cassetto, al senato. Nel frattempo, invece, il governo tenta di promuoverne altre, per limitare la libertà d’espressione. È stato anche rimproverato dall’OECD, che nel luglio scorso ha chiesto di ritirare la legge bavaglio.
Un testo, che, tra l’altro, stava per zittire anche i bloggeur un po’ troppo audaci. Gli imponeva gli stessi doveri che la stampa: Obbligo di rettifica nelle 48 ore, pena 12 5000 euro.
Peraltro, in Italia, l’accesso a internet rimane, per adesso, molto limitato. Meno di una famiglia su due dispone di una connessione, secondo l’Istat. E la qualità della rete è pessima, data la mancanza di investimenti statali nelle infrastrutture. Al contrario, quasi tutti gli Italiani guardano la televisione.

«È difficile parlare con il resto del paese, restiamo soli» si lamentava una manifestante anti Berlusconi, il 4 ottobre scorso, a Roma. A questo isolamento, si aggiunge la molteplicità e la diversità dei movimenti che si sviluppono grazie alla rete, e che si traduce talvolta in una vera cacofonia. Dal suo blog, Beppe Grillo non sostiene le iniziative del Popolo viola. Tra i due No B day (il secondo si è svolto il 4 ottobre scorso), i diversi gruppi del Popolo viola si sono divisi su diverse questioni, tra quella della collaborazione con i partiti politici. E l’elaborazione delle modalità di presa di decisione in rete, non si fa senza difficoltà.
La TV del presidente smascherata
Pero, il mondo politico comincia ad aprirsi. L’Italia dei valori partito d’opposizione, a sostenuto le manifestazioni del Popolo Viola. Nel PD, certi rappresentanti spingono il partito ad aprirsi. E una figura di spicco della sinistra, Nichi Vendola, presidente della regione della Puglia, si dimostra perfettamente a suo agio con i movimenti che si sviluppano sulla rete.
Benché il governo continui a cercare di frenare lo sviluppo di Internet, la sua battaglia non è vinta, sopratutto con i giovani. Parte della nuova generazione si informa on line, agisce, ha abbandonato quel «pensiero pigro » descritto da Gian Franco Mascia (2). Lasciando i meno giovani, vinti e senza speranza, appisolati davanti alla TV del Presidente del consiglio, i giovani si voltano verso la rete dove circola un’idea che sembrava sparita dall’ Italia. Quella di un cambiamento possibile.
–
Photo FlickR CC JCP.im, Redbanshee, Gengiskunk, Bondine.it.
Bibliografia
Federico Mello, Viola , Aliberti editore 2010
Gianfranco Mascia, Il Libbro viola, B.C.Dalai editore, 2010
Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, Il saggiatore 2007
Concetto Vecchio, giovani e belli, chiarelettere, 2009
Arturo di Corinto, Alessandro Gilioli, I Nemici della Rete, Rizzoli 2010

💬 Discussion
No comments yet. Be the first to comment!