Piazza della repubblica è viola. Sabato 2 ottobre, in Francia, i sindacati invitano a manifestare contro la riforma delle pensioni, su invito dei sindacati. In Italia, a Roma, è il “popolo viola” ad invitare, su sfondo di un’acuta crisi politica. La parola d’ordine è “licenziamolo”. Questo messaggio è diretto al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e viene declamato su tutti i toni, compreso quello carnevalesco. In attesa che parta il corteo, vicino alla fontana, un uomo esibisce il « letto dorato offerto da Putin » a Berlusconi (letto reso celebre dal racconto di una prostituta frequentata dal capo dello stato). Pochi passi oltre, una famiglia interamente vestita di viola si scatta delle foto. Sotto gli alberi, un altro manifestante, molto applaudito, scandisce i nomi di uomini politici, Berlusconi in testa, i cui ritratti sono riprodotti su un cartello che esige : “stop mafia”.
Un linguaggio comune
Oltre all’abbigliamento e gli striscioni rigorosamente viola, i manifestanti hanno un altro punto in comune: “si sono auto convocati, si sono scoperti in un linguaggio comune” commenta Domenico Gallo, un magistrato romano. Dal Nord al Sud della peninsola, si sono mobilitati via Internet, per organizzare questo “No B day 2”. Traduzione : “no Berlusconi day” numero due.
In effetti, è la seconda volta che l’autoproclamato “popolo viola” che si è riconosciuto ed aggregato via internet, nella sua opposizione al regime attuale, organizza una manifestazione cosi ampia. “Siamo contro Berlusconi, ma anche contro il berlusconismo” tiene a precisare un dimostrante romano. Il che significa: contro la corruzione, il conflitto d’interesse, le politiche che portano alla precarietà, e per la libertà dell’informazione ed il rispetto della costituzione.
La difficile convivenza delle bandiere
Verso le 14.30, il corteo, parte, in un’atmosfera piuttosto gioiosa. “Berlusconi, pezzo di merda” oppure “la mafia, fuori dallo stato” scandisce la folla multi generazionale che percorre le strade della capitale. Agli striscioni viola venuti da tutta Italia – 300 pullman, secondo gli organizzatori- si aggiungono quelli di diversi partiti. “si vedono troppo” sospira una Torinese vestita di viola. Ad esempio, il blu e il bianco dell’Italia dei valori colorano la folla, ai margini del viola. Sono i colori del partito fondato da Antonio di Pietro ex magistrato particolarmente combattivo contro la corruzione nel mondo politico. Antonio Di Pietro fa un’apparizione, così come Nichi Vendola, – presidente della regione della Puglia – piuttosto ben accolta dai manifestanti.
Stanchi di essere arrabbiati
A fine percorso, i manifestanti riempiono l’imponente piazza san Giovanni. Lì, sul palco, si susseguono protagonisti impegnati della società civile per parlare di giustizia, dei pericoli che minacciano la costituzione, della crisi del mondo del lavoro e della libertà di stampa. Il programma non prevede alcun uomo politico. “Sono stanca di essere arrabbiata. ( …) Tocca alla vostra generazione far cambiare le cose” tuona Concita De Gregorio - direttrice del giornale l’Unità – che dà largo spazio alle lotti sociali. Quando il fratello di Paolo Borsellino, giudice ucciso dalla mafia, prende il microfono, è ovazione.
Un amaro apprendimento
In ogni caso, la cifra è molto più modesta rispetto al 5 dicembre scorso. In quella occasione, il No B day aveva riunito circa 500 000 persone. Questo 2 ottobre, “non è come l’ultima volta” dicono più e più volte i manifestanti, divisi tra la delusione e la gioia di riempire comunque le strade. Tra queste due date, i membri del “popolo viola” hanno avuto il loro primo impatto con la politica, per coloro che non avevano ancora militato, e hanno dovuto inventare forme democratiche in rete, per tutti. Processi non privi di difficoltà. Alcuni gruppi locali si sono divisi, in particolare sulla questione della collaborazione – o meno – con i partiti. Le modalità delle pratiche democratiche in rete invece, sono tuttora da inventare“. Dobbiamo imparare a dialogare on line, a moderarci” sospira Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori, che sogna ad un ‘Move On ‘all’ Italiana, che permetterebbe agli individui di unirsi in rete per intervenire nel dibattito politico, senza mettere su un’ organizzazione strutturata.
In search of a loudspeaker
Questi militanti di nuova tipologia sono sorpresi quando vedono giungere vari media francesi – France 3, Canal plus – e quando sentono che sarebbero dei pionieri della politica 2.0. “In Francia, sapete come fare per bloccare il paese” mi dicono con tono ammirato. Loro invece, non sanno come farsi sentire in uno spazio mediatico che li ignora. Le televisioni, in particolare, sono praticamente assenti dalla manifestazione, soprattutto quelle di Mediaset, il gruppo di Berlusconi. La rivista stampa del giorno successivo parla da sé: i quotidiani di opposizione tra cui Repubblica e Il Fatto quotidiano riportano la notizia. In compenso, Libero (12), il quotidiano che sostiene con accanimento la politica berlusconiana, titola “Odio in piazza”. Un racconto che mal combacia con l’immagine di questi manifestanti dall’aria decisa, che camminavano, con in mano la costituzione italiana come unica arma.
Picture FlickR CC redbanshee ; compaifecundo ; Jalore.
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